Mertens-Gabbiadini, Napoli fa il poker

Napoli-Udinese Mertens esultaNon ci fossero stati quei 20’ abbondanti, quell’intervallo di vuoto pneumatico dal gol del 2-0 al quasi gol del 2-2 divorato da Widmer, saremmo qui a glorificare il Napoli ancor più di quanto non facciano già i numeri che la eleggono squadra più produttiva del 2015: poker di vittorie consecutive, ora sono sei nelle ultime sette partite e al San Paolo almeno un gol segnato da 10 gare di campionato di fila. E il tutto nonostante il suo profeta Higuain ieri non fosse in vena di particolari predicazioni. Però quei 20’ che hanno chiuso il primo tempo ci sono stati, e a ripensarli Stramaccioni può sentirsi sollevato nonostante il risultato (in trasferta prima sconfitta dopo due mesi, ma anche quinta gara di fila in gol), o girato di scatole: per non aver ottimizzato la grande reazione al doppio svantaggio e averla poi sconfessata nel secondo tempo, dopo aver beccato, o meglio essersi fatti da soli, il terzo gol.
TERZO POSTO BLINDATO Benitez invece quei 20’ farà bene ad analizzarli, la potenza è nulla senza controllo, recitava un famoso spot: a prescindere dal coraggio dimostrato dall’Udinese, quel black out mentale e di gioco proprio nel momento in cui il suo Napoli avrebbe dovuto provare a mettersi in saccoccia la partita è una spia rossa sulle sue prospettive. E sarebbe un peccato autolimitarsele, proprio ora che il 3° posto pare blindato (7 punti su Samp e Fiorentina, aspettando oggi la Lazio) e la Roma è pur sempre una lepre a cui, prima di ieri, erano stati corrosi sette punti in otto giornate.
NOVITÀ GABBIADINI Ieri il Napoli si è fatto corrodere in un amen il vantaggio psicologico dello shock appena inflitto all’Udinese: con un cocktail di collettività e potere dei giocatori offensivi (35 gol su 41 sono loro), di cinismo e bellezza, di virtù antiche e rivisitazioni delle medesime. Come certificato dal 2-0, anzitutto grazie a Gabbiadini: che accentua rispetto a Callejon i movimenti a tagliare verso il centro alle spalle dei centrocampisti, il che permette a Higuain di allargarsi, ad Hamsik di cercare di più l’area e soprattutto a Maggio di avere campo più libero per cercare il fondo. Fatto sta che così il Napoli ha trovato due gol con due tiri in porta, e per entrambi la stessa genesi: combinazioni condite con velocità, tecnica e meccanismi studiati, ma fatte sgorgare tenendo il baricentro una ventina di metri più indietro rispetto alla scorsa stagione.
CONTROSHOCK Colpire in ripartenza non è un disonore né un difetto. Lo è stato molto di più accusare un contro-shock che ha evidenziato l’assenza/importanza di due equilibratori come David Lopez e De Guzman: è successo quando l’Udinese ha rubato al Napoli il possesso palla che doveva permettergli di continuare a fare il suo gioco preferito. Come? Trasformando l’handicap dell’assenza di Di Natale (squalificato) in una forza: dunque senza dare punti di riferimento, pressando alto, puntando sul dinamismo di Bruno Fernandes e Thereau combinato con l’ispirazione di Allan, approfittando degli scricchiolii di Inler e delle carenze di Mertens e soprattutto Gabbiadini in fase di ripiegamento di un teorico 4-4-2. Risultato: in un quarto d’ora quasi gol di Allan, gol di Thereau (bis della Coppa Italia), quasi gol di Widmer. Troppi «quasi» per non pagare nella ripresa un pasticcio Thereau-Danilo. E a quel punto, troppo poche armi a disposizione per indurre il Napoli in peccato un’altra volta.

La Gazzetta dello Sport

Segui il canale PianetAzzurro.it su WhatsApp, clicca qui