Gabbiagol, il bomber del futuro fa già volare il Napoli

Napoli-Udinese Gabbiadini golCaffè, brioche, un pensiero grato a Mihajlovic che da prima punta lo ha trasformato in un esterno a cinque stelle e un sorriso grande così: ci sono giorni in cui il risveglio è una cosa dolcissima. Quello di ieri per Manolo Gabbiadini è stato uno di quei lunedì pieni di gioia. Il suo secondo campionato è appena iniziato e lui sa già di aver fatto passi da gigante nel cuore dei suoi nuovi tifosi. «Napoli è una città fantastica, bisogna viverla per capire che tante cose non sono vere».
Il Gabbia sembra un po’ ricordare Claudio Bisio in «Benvenuti al Sud», con i suoi luoghi comuni e i pregiudizi che si trascina nel suo viaggio verso il meridione e che impiega pochi giorni per poter cancellare. Ovvio, Gabbiadini non è al Napoli per punizione: al contrario, è qui come premio per i suoi sette gol realizzati con la Sampdoria e per essere entrato nel cerchio magico della Nazionale. Manolo finirà come Pepe Reina che in un’intervista ha ammesso: «A Napoli si piange due volte: quando si arriva e quando si parte». E lui comincia ad assaporarne anche i sapori della cucina: domenica è stato a cena al Faretto a Marechiaro. Al tavolo a fianco l’altro bomber del giorno: Mertens. «Concentriamoci sul Palermo», ordina Manolo che di far festa non ha nessuna intenzione perché la rete con l’Udinese non è altro che una meta e non è certo il traguardo. Due gol con la maglia del Napoli, nove gol in stagione, 24 gol complessivi in serie A da quel 29 settembre del 2012 quando con la maglia dell’Atalanta fece il primo gol al Bologna. Gabbiadini al momento non è ancora fenomenale come Higuain, non è esplosivo come Callejon, ma ha genio, forza di volontà, carattere e una spudorata gioventù. A 23 anni può davvero diventare un campione. Lo sa lui, lo sa Rafa Benitez. Il Pipita lo ha preso a cuore: non smette di incitarlo, di invocare il suo nome, non fa che spingerlo a tirare, a farsi largo tra i difensori. «Vai Mano», urla a ripetizione Gonzalo. «Mano» per i sudamericani ha il significato diamico, compagno. Un gioco di parole che calza a pennello per Gabbiadini il freddo, il ragazzo che pare non provare emozioni, schivo e riservato, che fa quasi tenerezza quando parla e anche quando resta in silenzio. E che fin dal primo giorno ha avvertito tutti: «Io con le parole non ci so fare. Con il pallone sì». Tutto vero. «È affascinato dalla città, stregato da Napoli. Ma io l’ho avvertito: guarda, stai attento a non abbatterti quando arriveranno le prime critiche», racconta Melania, la sorella bomber del Verona femminile, in questi giorni a Novara per uno stage della Nazionale. Papà Giuseppe, ex camionista ed ex portiere di discreto successo, verrà qui nei prossimi giorni perché ha voglia di capire questo amore di Napoli per Manolo. Gli zii dell’officina di Bagnatica, dove Mano il freddo ha lavorato per qualche mese ed dove è andato a lavorare persino il lunedì dopo l’esordio in panchina contro la Juve (17 maggio 2009), lo accompagneranno. Gabbiadini ha avuto anche la fortuna di essere arrivato in un Napoli dove tutti hanno finalmente più coraggio e hanno acquisito la mentalità giusta. A Doha, nel giorno della svolta, Manolo era davanti alla tv: Rafone mandando in campo il solito 4-2-3-1 anche contro la Juventus, con quattro attaccanti, ha trasmesso alla squadra il segnale giusto. Niente paura, siamo il Napoli. Segnale recepito in pieno. In più, adesso, c’è la chiarezza nei compiti, che si traduce in facilità di gioco. Le punte e il trequartista non rinunciano a ritorni difensivi, e questo rende più solido il collettivo. Visti Higuain, Hamsik e Callejon, si capisce meglio il perché delle insistenze di Benitez a Gabbiadini: se lo fanno gli altri, perché non può farlo lui?

Il Mattino

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