Il graffio di Corbo: “L’ossessione delle Coppe”

corbo21

Da mesi il Napoli gioca su una nuvola. Perde senza soffrire, perché vive sospeso tra farsa e realtà. La prima purtroppo prevale sulla seconda. È surreale quanto si dice, sente, legge sul contratto di Benitez, tornerà in jet-executive nel suo castello tra i grigiori di Liverpool o De Laurentiis lo bloccherà in tempo nella sala dogana di Capodichino? Qui non si parla d’altro. Calma, qualcuno riporti il club e i suoi tifosi dalle favole ai fatti. Chi dovrebbe guidare il Napoli l’anno prossimo, subendo magari tutti gli errori di mercato della società, è lo stesso che nelle ultime cinque partite raccoglie 2 punti su 15, è lo stesso che rinvia tra amletici dilemmi al 16 aprile l’annuncio delle decisioni, è lo stesso che banalmente perde ieri a Roma la quarta gara esterna di fila? La conferma merita una riflessione piuttosto che la rincorsa di De Laurentiis, disposto a tutto pur di non rimanere solo a giustificare i risultati di un Napoli spergiuro. Vende sogni: promette il secondo posto ma se ne allontana velocemente, si vanta di lottare su tre fronti e intanto precipita in campionato, questo Napoli che incassa, accusa, straparla ma vince sempre meno.
Ha messo ieri sotto assedio come spesso fa, senza segnare, una Roma seconda che ormai si difende come la penultima, la Roma che non vinceva in casa del 30 novembre, la stessa che travolse al San Paolo nella gara di andata. Già, che cosa è cambiato da allora?
Formazione sbagliata, per cominciare. La più scassata Roma è forte solo a centrocampo: i lento De Rossi tra Pjanic e Nainggolan. Sono opposti David Lopez e l’impalbabile Jorginho, ma non Gargano che si è negato alla sua nazionale per curarsi meglio a Castel Volturno. Forse per tenerlo in frigo e tirarlo fuori mercoledì in Coppa Italia? Probabile. Ma è comunque un errore, perché sulla sinistra del Napoli piomba Iturbe. Sconvolge in quella debole verticale sia Jorginho che Ghoulam. Inevitabile l’inversione tra Jorginho e David Lopez, ma quando la Roma è già in vantaggio. Proprio l’inafferabile Irurbe è solo a destra per servire nel cuore di una difesa non schierata, ma con sei elementi fermi, Pjanic che batte a palla scoperta. 1-0, vuol dire giocar bene?
I cambi, poi. Il Napoli attacca sempre allo stesso modo. Mertens salta primo, secondo, spesso terzo avversario per poi offrire a De Sanctis un tiro fiacco o impreciso, oppure un assist che la Roma ammucchiata in difesa respinge. Se va avanti così, con un gol da rimontare, si cambia. Va scelto uno dei peggiori, sono almeno 3. Callejon, Jorginho, De Guzman. Non solo. Più che un elemento nuovo occorre una variante tattica. Esempio: fuori De Guzman, dentro Zapata da affiancare a Higuain che si muove molto ma lotta da solo. Eccola: un 4-4-2 sbilanciato in avanti con due bomber e due mediani esterni incisivi come Mertens e Callejon, spinti lungo linea da Maggio e Ghoulam. Tradire il modulo è come bestemmiare in un luogo sacro, secondo Benitez, devoto solo al suo credo. Con lui tutto è prevedibile, persino il minuto dei cambi. Si può collegare un orario ferroviario: al primo cambio parte Italo Per Torino, al secondo Freccia Rossa per Milano.
Seconda ipotesi, più blanda: può uscire De Guzman per un tiratore centrale (Gabbiadini) o per un rifinitore (Hamsik). Il Napoli ritira invece Callejon per Gabbiadini scoprendo il fianco destro a Ljialic, un aiuto al 4-3-3 rivale. Per non cambiare modulo, Benitez esclude Higuain per Zapata, che giova ancora meno del titolare. Vuole forse mettere in salvo Higuain per la Lazio in Coppa Italia l’irriducibile collezionista di trofei? Quando il calcio diventa lunapark, è ovvio che entri anche Insigne, prima spaesato a destra poi a sinistra, con l’ormai evanescente Mertens che non sa più che fare e dove andare. Per la Roma che non corre, il Napoli è il benefattore che aspettava. Ce n’è anche un altro: l’arbitro Rizzoli ritiene involontari i falli di mano in area, ammonisce una volta su tre De Rossi evitando oil rosso, avalla qualche fuorigioco inesatto. Ma non è questo il Napoli che dopo Calvarese considerò invocando Tavecchio? Fu geniale allearsi con Lotito. De Laurentiis indovina la politica federale quasi quanto Bigon il mercato e Benitez adesso i cambi. Già, la Lazio. Se le classifiche potessero parlare.

Antonio Corbo per Repubblica.it

Commenti

Questo articolo è stato letto 520 volte