Il graffio di Corbo: “Quei dubbi inutili su Gabbiadini”

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Una domanda banale disturba il Napoli. Gli sbatte contro nelle interviste televisive. Come si fa ora ad escludere Gabbiadini? Risposta facile: Gabbiadini non era stato mai escluso. Si è emarginato da solo, chiudendosi nel suoi imbronciati silenzi. Il 4-3-3 si è rivelato un modulo vincente: con Higuain al centro, Callejon e Insigne o Mertens esterni. C’è spazio illimitato per Gabbiadini se non ricade nella sua malinconia. L’Europa League lo accredita. Può subentrare a Higuain durante la partita, oppure sostituire uno dei due esterni. Anche dall’inizio, certo, se Sarri nota qualche calo di forma nei tre attaccanti del 4-3-3. Ovvio che con Gabbiadini i movimenti vadano rivisti. Perché il sosia del giovane Altobelli non è un esterno puro. Sarri è così bravo e flessibile da trovare giusti accorgimenti. A Herning infatti Gabbiadini aveva bisogno di Callejon accanto, quasi in tandem. El Kaddouri quindi ha giocato in posizione più prudente sulla sinistra per bilanciare.

Ecco l’articolo scritto per Repubblica:

“Sarri può cambiare anche sei giocatori se 11, ma il Napoli prosegue d’impeto la sua corsa dall’Italia all’Europa. Gioca ormai con le vittorie cucite addosso, questa è la quinta consecutiva in una serie di 10 risultati utili. Non può fermarsi una squadra rifondata nel gioco, piegata ad una cultura nuova, fatta di sacrificio ed estro. Il Napoli è tecnica e velocità. Fatica ed arte. Sconvolge i massicci danesi di Herning dopo un avvio incerto: il primato del girone è suo, può essere solo suo, se schioda partite equilibrate all’improvviso, con gol che richiamano le magie dei vecchi globettrotter.
Callejon, raggiunto da Koulibaly con un assist verticale di oltre 40 metri, inventa un pallonetto perfido. Fa rimbalzare la palla sul suo destro steso a mezz’aria. Segnano così solo gli illusionisti, non i calciatori normali. Lo imita subito Gabbiadini. Sa che questa partita può liberarlo dal broncio di lunghe attese in panchina: la sua doppietta replica nella perfezione della grazia Callejon e un tema tattico inedito. Il lancio lungo in verticale da girare in rete al volo,, un colpo ed è gol.
Da Herning il Napoli fa sapere al campionato che è ancora fresco negli entusiasmi, nella inappagata ansia di vincere, nella condizione atletica. In Europa League certifica interessanti valori: la duttilità nel trasformare il suo assetto ed il contributo di alcuni ricambi. Il 4-3-3 è deformato all’inizio dall’assenza di Insigne, sostituito da El Kaddouri che gioca trenta metri più dietro dell’arguto monello di Frattamaggiore, quasi si allinea a sinistra con i tre mediani. Chiude la corsia e riparte elegante da esterno. Incisivo e prudente.
In attacco c’è Gabbiadini prima punta, assistito a destra dal Callejon, molto più avanti nel controlato. Ne deriva un 4-4-2 che si distende in un 4-5-1 quando rientra anche Callejon. Non solo per i due gol, Gabbiadini supera con lode la prova, proponendosi come alternativa ad Higuain, ma anche come suo partner. Lo cerca spesso nei minuti che divide con il bomber argentino subentrato a Callejon, nella speranza di segnare altri gol. Ci prova con rabbia. Vi riesce all’ultimo assalto, che forza, che anno.
Nel turnover riprende quota Valdifiori, anonimo dei primi venti minuti. Si eleva quando il maturo Rasmussen smette di ostacolarlo e i danesi si raccolgono per capire che cosa accada: sono sottomessi dall’imprevisto ciclone azzurro. A palla scoperta Valdifiori offre quindi soluzioni verticali, sollevando Allan dall’onere di saldare il centrocampo, davanti ad uno straripante Koulibaly, che svetta sui sicuri Chiriches e Maggio. Altra brillante conferma Ghoulam. Solo sul gol del capitano Pusic, austriaco di origine croato, il migliore dei danesi, tentenna Reina. Ma trovate una cassaforte che una volta, una sola, non cigoli.”

Antonio Corbo per repubblica.it

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