AMEDEO MINGHI AL TEATRO DIANA IL 10 APRILE CON “LA BUSSOLA E IL CUORE”

Minghi approda a Napoli. Il melodista sarà in concerto il dieci aprile al Teatro Diana. Il cantautore festeggia cinquanta anni di carriera. A ottobre del 2016 il suo ultimo progetto discografico dal titolo (La bussola e il cuore), che porta anche il nome del suo tour teatrale, che ha già visto grande successo a Milano, Torino, Mestre e altre città italiane. A ispirarlo come sempre è il mondo femminile, e (dopo la scomparsa della moglie) le due figlie. Qui ci racconta il suo mondo. Minghi, cinquant’anni di musica. Si sarebbe mai aspettato questo traguardo? <<Francamente no, chi poteva mai immaginarselo. Quando s’inizia a fare questo mestiere, intanto non si sa se davvero si farà il mestiere per riuscire ad andare avanti per tanto tempo è qualcosa d’inimmaginabile, quindi no, devo dire che non me lo aspettavo e ne sono davvero lieto>>. Allora Minghi che concerto presenterà il dieci aprile al Teatro Diana? <<Tutti i miei successi. In scaletta nuove canzoni e brani storici del mio repertorio come «L’immenso», «1950», “La vita mia”, “Vattene amore”, “Decenni” «I ricordi del cuore» e molti altri. “La bussola e il cuore” sarà un concerto spettacolo denso, dove l’intensità della melodia coinvolge il pubblico in un’atmosfera spettacolare, capace di abbracciare generazioni diverse. Non sarà semplicemente un concerto perché in teatro porto il teatro>> Lei ha cantato anche in lingua napoletana i brani “Rosa” a seguire sono arrivate anche “Viceré” e “La Santità d’Italia” hanno un legame molto forte con la città di Napoli? <<Napoli mi ha portato fortuna. Nell’89 al Teatro Diana feci il mio primo sold-out della mia carriera. Napoli è la mia seconda città, dopo Roma in cui sono nato e cresciuto, Napoli è la città che ho nel cuore, perché i suoi colori, i suoi odori, il calore, ti avvolgono: un po’ come fa il mare, come del resto fa la musica stessa. E poi, non si può sottrarsi all’idea che la melodia della canzone napoletana, il melodramma, hanno radici lungo queste strade, intorno a queste piazze, dentro la gente che vive di queste bellezze fra natura e cultura. Sì, con la città e con i napoletani ho sempre avuto un forte legame. I partenopei sono molto simili ai romani, viviamo la città, la strada, siamo molto vivi e creativi dentro. Sono due città con una grande storia, cultura, arte, tradizioni. Ha portato grandi successi a Sanremo… Ha partecipato a otto edizioni, senza mai vincere… addirittura “1950” nel 1983 non si classificò per la finale… <<Ho un rapporto di odio e amore con il Festival. Sì, forse qualche brano meritava di più, ho dato un po’ troppo a questa manifestazione rispetto a quanto ricevuto in cambio. No, per ora è un capitolo decisamente chiuso>>. Nel disco c’è uno spazio dedicato a testi legati al suo percorso di fede: in passato ha dedicato una canzone a Papa Wojtyła, Un uomo venuto da lontano…Lei nel 2000 è stato testimonial del Giubileo… <<Giovanni Paolo II amava la musica… meno male… Nel videoclip ufficiale di quel brano è lui il protagonista e questa per me è una cosa straordinaria. All’interno del nuovo album ci sono alcuni testi, come “Le beatitudini”, che mi furono commissionati perché ero il testimonial del Giubileo del 2000. Segnalo che nella sezione dedicata alle canzoni della fede, c’è anche Domani scritta per Anna Frank: per quel che mi riguarda, se fosse stata cristiana, sarebbe diventata santa>>. Un cantautore visionario. Uno dei più grandi artisti e interpreti della canzone italiana, con una personalità romantica, da sognatore, che spesso, com’è accaduto in passato, superano le mode contingenti per offrire al pubblico opere che non seguono logiche di mercato, ma sono semmai contraddistinte da uno stile personale d’interpretazione dall’alto profilo comunicativo. Amato da più generazioni, grazie alla composizione di melodie d’indescrivibile bellezza che creano ponti tra la gente. A ottobre 2016 esce il suo ultimo progetto discografico. Erano 11 anni che mancava dal mercato musicale con un album d’inediti: una scelta ben precisa? Poi un ritorno con una major come la Sony… <<Si è scritto molto di questo “ritorno” ma in realtà in questi 11 anni ho pubblicato molte cose interessanti solo che non ho usato i canali istituzionali come i grandi uffici stampa per divulgarli e la notizia è un po’ passata sottobanco, più che un ritorno lo vedo come un riprendere le fila in maniera più convenzionale. Questo è un progetto che era nell’aria da diverso tempo e nasce proprio dal pubblico che più volte mi ha chiesto di fare una cosa del genere, quindi ho accettato questo consiglio e ho fatto un concerto al Teatro Ghione dove ho cantato queste canzoni, riascoltandolo ho capito che era una cosa su cui si poteva lavorare, poi mi stavo dedicando al brano inedito, l’ho trovato perfetto da inserire e  come sempre caso della vita ci ha portato fino a Suoni tra ieri e domani>>. Dopo quasi dieci anni avrà trovato “cambiato” il mondo discografico… <<E’ cambiato moltissimo, prima di tutto abbiamo interlocutori diversi come per esempio tutte le interviste su web-tv, radio-web, giornali online, facebook, iTunes, è tutto cambiato e la mediazione fra artista e il pubblico è addirittura immediata, io per esempio gestisco personalmente la mia pagina Facebook ed ho un riscontro diretto, cosa che non avveniva un decennio fa. E’ scomparsa la figura del discografico che ti segue nel lavoro e ti accompagna, ora i discografici si limitano a costruire ciò che l’artista ha già confezionato, una volta si lavorava moltissimo per realizzare un album con la casa discografica, ormai aspetta chi vince al talent di turno per portarlo a Sanremo, se va bene lo portano avanti altrimenti niente. Questo è l’esatto opposto di quello che ho conosciuto io e gli altri della mia generazione quando abbiamo cominciato a cantare, avevamo un contratto di 5 anni nei quali lavorando come pazzi cercavamo le nostre strade e costruivamo il nostro stile, questo ci ha permesso di essere ancora qui sulla scena>>. Quanto c’è di lei nei nuovi inediti? <<Molto, moltissimo. In questo triplo cd ci sono tantissime canzoni scritte “in solitudine”, musica e testi. Lo sento particolarmente mio, ma non posso non citare autori che sono stati importanti come Mogol stesso, ma anche Adelio Cogliati, Pasquale Panella e Gaio Chiocchio, un grandissimo poeta>>. Amore… e non solo: nel brano Gente di confine canta il dramma dell’immigrazione e dell’emarginazione… <<È vero, in questo disco c’è anche il sociale. Rappresentato sempre in chiave sentimentale. Con 50 anni di carriera alle spalle trovi anche giusto raccontare le cose della vita, d’altra parte hai una visione più completa rispetto a 30 anni fa. Anche in passato ho trattato temi sociali, questa volta con più fermezza>>. Ha un pensiero anche per la nuova generazione: lo si capisce dall’intenso testo di E viene il giorno… <<Ripongo speranza in questa generazione e mi auguro faccia meglio di quella che oggi alza i muri in Europa. Dico ai giovani di non sbagliare come noi, mi piacerebbe che costruissero un mondo migliore. Dopo il ’68 avevamo grandi speranze, ma abbiamo fallito, consegniamo un pianeta peggiore di quello che avevamo trovato>>. Ha portato grandi successi a Sanremo…Ha partecipato a otto edizioni, senza mai vincere… addirittura “1950” nel 1983 non si classificò per la finale… <<Ho un rapporto di odio e amore con il Festival. Sì, forse qualche brano meritava di più, ho dato un po’ troppo a questa manifestazione rispetto a quanto ricevuto in cambio. No, per ora è un capitolo decisamente chiuso>>. Nel disco c’è uno spazio dedicato a testi legati al suo percorso di fede: in passato ha dedicato una canzone a Papa Wojtyła, Un uomo venuto da lontano… Lei nel 2000 è stato testimonial del Giubileo… <<Giovanni Paolo II amava la musica… meno male… Nel videoclip ufficiale di quel brano è lui il protagonista e questa per me è una cosa straordinaria. All’interno del nuovo album ci sono alcuni testi, come “Le beatitudini”, che mi furono commissionati perché ero il testimonial del Giubileo del 2000. Segnalo che nella sezione dedicata alle canzoni della fede c’è anche Domani scritta per Anna Frank: per quel che mi riguarda, se fosse stata cristiana sarebbe diventata santa>>. Maestro oggi i giovani per emergere vivono di talent…Lei avrebbe partecipato a un talent? <<Forse sì, anche perché Scala Reale era in effetti una gara. All’epoca ero nella squadra di Bobby Solo. Posso dire di avere iniziato come lo fanno oggi tanti altri cantanti>>. Maestro lei ha lavorato con tanti artisti da bocelli a Morandi, Mia Martini, Califano, da Nava a Mietta, Un artista con cui le piacerebbe collaborare? <<Collaborare con un artista? Si, c’è un artista che da anni ed anni utilizzo per le anteprime dei miei concerti che sia chiama Andrea, un artista straordinario. Prima o poi glielo chiederò, mi piacerebbe scrivere un brano con lui o magari farmi arrangiare un mio pezzo da lui, sarebbe una mia soddisfazione personale>>.Lei ha cantanto anche in lingua napoletana i brani “Rosa” a seguire sono arrivate anche “Viceré” e “La Santità d’Italia”  ha un legame molto forte con la città di Napoli? <<Napoli mi ha portato fortuna. Nell’89 al Teatro Diana feci il mio primo sold-out della mia carriera. Sì, con la città e con i napoletani ho sempre avuto un forte legame. I partenopei sono molto simili ai romani, viviamo la città, la strada, siamo molto vivi e creativi dentro. Sono due città con una grande storia, cultura, arte, tradizioni>>.  Ci parli di calcio, lei è tifoso? <<Sono tifoso della Roma e spero nel gemellaggio, ricordi i tempi di Falcao e Maradona. Oggi il calcio è business, le tv, le multinazionali, non esistono più grandi calciatori, ma personaggi travestiti da calciatori. Io sono rimasto ai tempi di Viola, Sensi, personaggi che amavano la propria squadra, come lo stesso Ferlaino>>.

Carlo Ferrajuolo

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