Inter e Milan, c’è nostalgia per Massimo e Silvio

Quanta nostalgia in città per Massimo Moratti e Silvio Berlusconi. Padri-padroni, per decenni indimenticabili, della piazza calcistica. Di una Milano oggi in declino e avarissima di risultati, Quanto ci manca il calore del sentimento. Quanto ci mancano le famiglie del pallone e dei dané in tribuna a S.Siro. Quelle che regalavano anima a una città.

Perché se il Dna di un individuo, di un’azienda, persino di un club conta qualcosa, il test a Inter e Milan racconta propensioni interessanti e divergenti. Dal 1995 la biografia di Moratti coincide con quella dell’Inter appena acquistata da Ernesto Pellegrini. E viceversa. Amore totale, facilità di prendere e licenziare allenatori, prodigalità nell’acquisto dei calciatori, stile sentimentale della conduzione, signorilità del tratto, nobile distanza dal calcio dei furbi di ogni genere. Ciò che oggi Suning eredita è quel Dna. Qualcosa che, quando le cose girano male, il dottor Freud avrebbe spiegato con riferimento alla figura del padre. Moratti, appunto.

Diversa, molto diversa la storia trentennale del Milan plasmato da Silvio Berlusconi, appena tramontata con la vendita del club ai cinesi di Yonghong Li. Figura di imprenditore, poi di politico, efficientista, aziendalista e di non facoltosi natali, Silvio vuole vincere. E per farlo chiede di imporre al mondo un modello. Come per gli organici delle sue aziende, gli stanno a cuore anche nel calcio regole di comportamento, cerca la creazione dell’Uomo Nuovo. Guai a chi ha la barba, la raccomandazione a portare il sole in tasca. Per dire del sorriso perenne, l’ottimismo, l’abnegazione. Niente di più lontano dal familismo morattiano. Più padrone che padre. Quale dei due Dna garantirà la guarigione più veloce, anima casciavit o natura bauscia?

Fonte: SkySport

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