La Gazzetta sui numeri del Napoli: “Alla terza stagione un gioco perfetto. E Sarri da governo”

Più punti, più gol, più tiri, più possesso palla. Più tutto. Il Napoli è primo in classifica perché primeggia ovunque o quasi. Crescita esponenziale, marea montante. La Juventus campione in carica è riusci ta amigliorarsi rispetto alle ultime due stagioni, ma non le è bastato per tenere il passo dei sarriani. Oggi la Signora è seconda e insegue, evento che non si verificava da un anno. Confronto con gli ultimi due campionati, dopo le prime sette giornate. L’evoluzione della specie sarrista.

POSIZIONI Il dato evidente riguarda i punti. Il Napoli ne ha sette in più.Un anno fa, alla settima, ne contava 14. Secondo posto, già a ­4 dalla Juve. Aveva pareggiato contro Pescara e Genoa, era stato battuto dall’Atalanta. La squadra ha smesso di fare beneficenza ai club medio­ piccoli. Sette vittorie in sette incontri. Il mercato minimalista è stato un punto di forza, il gruppo si conosce a memoria e condivide conoscenze radicate. Ha acquisito maturità e consapevolezza, è uscito dalla spensieratezza dell’adolescenza, è diventato adulto. Ha capito che è tempo di vincere qualcosa. Ora o mai più, per dirla con uno slogan.

PALLA Si chiama gioco del calcio, ragion per cui tutti dovrebbero tendere alla conquista del pallone, ma la storia ci insegna che non è così. Noi italiani abbiamo costruito grandi successi sulla rinuncia alla palla: difesa e contropiede, come si chiamava una volta. Sarri da noi va in controtendenza, come a suo tempo andava contromano Sacchi. Tutti e due sisono abbeverati alle fonti dell’Ajax e dell’Olanda degli Anni Settanta. Possesso palla e pressing ­ meglio, pressione ­ sono i principii di gioco chiave del sarrismo, come lo sono stati del Barcellona di Guardiola, la versione 2.0, rivisitata e rielaborata, degli olandesismi di cui si diceva prima. Pressione, palla, possesso: questa è la catena, ma i due estremi si possono invertire a seconda delle situazioni. Il Napoli conquista il pallone con l’aggressione e poi lo fa girare ad alta velocità, a un tocco massimo due. La palla fila rapida e rasoterra, poco per vie orizzontali. Palla avanti, palla indietro e verticalizzazione negli spazi. Negli ultimi due campionati, dopo sette giornate il Napoli di Sarri aveva viaggiato alla media del 60% di possesso a partita. Il dato sembrava enorme, difficile da migliorare. Il Napoli 2017­18 ci è riuscito: dopo sette partite, possesso medio del 64,75%. Mostruosa padronanza del gioco. Banalizzando si può dire che la palla ce l’hanno sempre loro, quasi il doppio degli avversari. Avversari che oggi non riescono a ricavare granché dal loro residuale possesso contro il Napoli.

PROTEZIONE La nuova capolista ha stabilizzato la fase difensiva. Lo dice il macro­numero dei golsubiti: cinque in sette incontri contro i sei del 2016 e i sette del 2015. Uno o due gol in meno sono poca cosa, si può obiettare. Giusto. Il vero indicatore sono i tiri subiti: 51 adesso contro 63 (2016)e86 (2015). Sarri ha aggiustato i rubinetti gocciolanti, la squadra concede meno. Resta il virus delle reti prese su palla inattiva, per esempio quella di Cristante dell’Atalanta al San Paolo. Difetto endemico, riconducibile alla scelta di marcare a zona. Ci sembra però che oggi su corner e punizioni a sfavore i sarriani mostrino maggiore attenzione.

PRUDENZA No, sul campo prudenza mai. Si parla della comunicazione di Sarri. L’allenatore ha attenuato le lamentazioni. A Ferrara se l’è presa col terreno e forse aveva ragione, visto l’infortunio di Milik. Poi l’intemerata contro le nazionali, sfogo più bizzarro che altro. Sembra che Sarri abbia sfrondato e ripulito il vocabolario: meno riferimenti aifatturati altrui, meno parolacce. Comunicazione sgrassata, riduzione degli alibi per giocatori e ambiente. Siamo in ottobre, mese rivoluzionario, e Sarri prepara la presa del palazzo del governo.

Gazzetta dello Sport

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