Le 7 cose più interessanti del Boxing Day

Se utilizzo la parola anche parlando del gol è perché al di là dell’appariscenza di finire sul tabellino dei marcatori TAA ha giocato una partita tatticamente ordinata – in cui ha recuperato quattro volte il possesso e praticamente annullato Jordan Ayew nei diciotto duelli tra i due – anche se votata alla fase offensiva. Insieme a Emre Can è stato il giocatore che ha toccato più palloni, dopo i due centrali difensivi, in fase di impostazione, e con Oxlade-Chamberlain e Salah ha dato vita a una catena di destra, del tutto inedita rispetto all’ultima psicologicamente devastante rimonta subita contro l’Arsenal, perfettamente oliata, che ha portato TAA al cross per 7 volte e anche al tiro. Nella vertigine iperverticale che Klopp vorrebbe seguisse la sua squadra, Trent Alexander-Arnold è l’ennesimo treno su cui caricare le proprie aspettative. Con la calma che merita, senza il rischio di farlo deragliare troppo presto.

L’asse spagnolo del Chelsea

Il calcio inglese è terreno fertile per quei sodalizi indissolubili e di particolare successo tra giocatori che a volte prendono i contorni della vera e propria bromance (cioè una storia romantica, “romance”, tra “brother”, fratelli) e la relazione in campo tra César Azpilicueta e Álvaro Morata è esattamente al livello che nel Chelsea avevano raggiunto le coppie Drogba-Lampard e Costa-Fabregas, dopo appena pochi mesi di conoscenza reciproca. Ognuno dei sei assist (secondo miglior assistman della Premier League alle spalle del terzetto monstre del City De Bruyne-Sané-Silva) realizzati in questa stagione dal centrale difensivo destro, è finito sulla testa del numero nove, che ha l’ha inevitabilmente trasformato in rete. Allo stesso modo di come tendiamo a riconoscere in Morata uno dei principi incontrastati del fondamentale del colpo di testa, alla stessa maniera dovremmo considerare l’abilità surreale di Azpilicueta nel dipingere cross perfetti per gli stacchi del compagno.

L’ennesima ottima partita del terzino/centrale spagnolo è tutta nei suoi numeri: oltre ad essere il giocatore che ha toccato più palloni (114), Azpilicueta è anche stato il principale propellente propositivo dei Blues, con 7 cross e 3 passaggi filtranti. Il rapporto morboso, geloso ed esclusivo, tra lui e Morata (che secondo Conte costringerà il centravanti a pagare non una ma molteplici cene al difensore) è stato il grimaldello principale con il quale il Chelsea ha cercato di scardinare le serrande del Brighton Hove Albion, rimaste chiuse, per quanto a fatica, per i primi 45 minuti. Pur senza trasmettere mai quella sensazione di dominanza che ne ha caratterizzato, per larghi tratti, il gioco nell’anno solare, il Chelsea si sta lentamente trovando, ed ora è staccato di un solo punto dal Manchester United: Bakayoko sta interiorizzando i movimenti che Conte chiede ai suoi interni incursori, e l’asse spagnolo continua a funzionare a meraviglia. Anche la seconda rete, in effetti, è nata dall’intesa tra Fabregas e Marcos Alonso. E non è un caso che a questo punto della stagione il Chelsea sia il club in cui più reti sono state segnate da calciatori iberici: ora come ora sono venti, a pari merito con la Real Sociedad.  

Il pazzesco periodo di Marko Arnautovic

Non c’è nessun giocatore che meglio di Marko Arnautovic riesca a restituirci, oggi, l’idea di che tipo di squadra sia diventata il West Ham United. La sua carriera recente e passata, e la sua stagione in corso con gli Hammers, sono l’essenza stessa dei “claret & blue”, tartassati dallo stress frustrante di trovarsi su una montagna russa fatta di giocatori dall’hype indiscutibile e prestazioni deludenti, a tratti deprimenti, senza possibilità di scendere, o almeno rallentare per un giro. Gli Hammers sono una squadra spesso incapace di capitalizzare il vantaggio iniziale, che presta il fianco al ritorno degli avversari con arrendevolezza e una certa predisposizione al rocambolesco. Il pazzesco pareggio per 3-3 in casa del Bournemouth non tradisce la coerenza, ma in più si specchia esattamente nella prestazione di Arnautovic, e viceversa. A partire dal fatto, a riprova di quanto tutta la loro stagione sembri una grosso happening situazionista, che il centravanti viennese sia sceso in campo con una maglia sulla quale il cognome era scritto nella maniera meno corretta.

Fonte: Sky

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