Addio a Luigi Colombo, quando le telecronache raccontavano davvero il calcio

di Vincenzo Letizia

La notizia della scomparsa di Luigi Colombo non rappresenta soltanto la perdita di uno storico giornalista sportivo. È anche la fine simbolica di un modo di raccontare il calcio che oggi sembra appartenere a un’altra epoca.
Il destino, a volte, sa essere beffardo. Proprio ieri sera, guardando le partite del Mondiale, mi ritrovavo a pensare quanto fossero diventate povere molte telecronache moderne. Tra urla fuori luogo, statistiche ripetute fino allo sfinimento, battute forzate e commenti spesso superficiali, mi sono sorpreso a pensare: “Come ci mancano Luigi Colombo e quella scuola di telecronisti.”
Poi, poche ore dopo, è arrivata la notizia della sua scomparsa.
Colombo aveva rivoluzionato il modo di raccontare il calcio inventando la telecronaca a due voci. Ma la sua intuizione funzionava perché accanto a lui sedevano persone che il calcio lo avevano vissuto davvero. Fabio Capello, Giacomo Bulgarelli, José Altafini non erano semplici opinionisti: spiegavano il gioco, ne interpretavano i movimenti, facevano capire allo spettatore quello che spesso sfuggiva all’occhio.
Non cercavano il tormentone. Non urlavano per qualsiasi occasione. Non parlavano uno sopra l’altro.
Lasciavano parlare il pallone.
Oggi, invece, sembra quasi che la partita sia diventata un sottofondo rispetto allo spettacolo della telecronaca. Si rincorrono effetti speciali, slogan, frasi ad effetto, mentre spesso viene sacrificata la cosa più importante: aiutare chi guarda a capire meglio ciò che sta accadendo in campo.
Le telecronache di ieri avevano ritmo, competenza ed eleganza. Quelle di oggi, troppo spesso, sembrano voler riempire ogni secondo di silenzio, come se il calcio da solo non fosse più sufficiente a emozionare.
Naturalmente esistono ancora ottimi professionisti, ma la sensazione è che si sia perso quel perfetto equilibrio tra cronaca e analisi che aveva reso grande una generazione di telecronisti.
Luigi Colombo apparteneva a quella scuola. Una scuola nella quale il giornalista non era il protagonista, ma il tramite tra la partita e il telespettatore.
Oggi che se n’è andato, resta un’eredità enorme. E forse il modo migliore per ricordarlo è proprio questo: riscoprire il valore della sobrietà, della preparazione e della competenza.
Perché una grande telecronaca non è quella che si fa notare più della partita.
È quella che, senza accorgersene, rende la partita ancora più bella da vivere.

Il direttore Vincenzo Letizia, il webmaster Raimondo E. Casaceli e tutta la redazione di PianetAzzurro.it esprimono le più sentite condoglianze alla famiglia del caro collega scomparso.

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Vincenzo Letizia
Vincenzo Letizia, giornalista sportivo napoletano classe 1972, ha collaborato con numerose testate nazionali e locali, tra cui Il Golfo, Il Tempo, La Verità, Cronache di Napoli e Il Corriere di Caserta. Ha raccontato il calcio in radio e in TV, partecipando a trasmissioni come Campania Sport, Pane e Pallone, Area Azzurri e ideando format come PianetAzzurro TV. Dirige il portale sportivo pianetazzurro.it e coordina progetti editoriali dedicati all’informazione e al territorio. Accanto al lavoro giornalistico coltiva la scrittura creativa: ama il mare, la montagna, la natura e il punto esatto in cui sogno e nostalgia si trasformano in poesia.
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