I SIGNORI DEL CALCIO | Il danese tutto cuore che scelse Roma al posto di Maradona

L’atmosfera della penultima giornata di Serie A accende i riflettori sulla sfida tra Pisa e Napoli, un incrocio che per gli amanti del calcio nostalgico non può che evocare storie d’altri tempi. Storie fatte di presidenti vulcanici, colpi di mercato improvvisi e campioni che legavano il proprio nome alla maglia in modo indissolubile. Il nome perfetto per sintetizzare questo incrocio è quello di Klaus Berggreen. Si chiama come Babbo Natale, Klaus, e in carriera il suo sacco di regali lo ha portato soprattutto a Pisa e Roma. Il danese è tuttora un idolo nella città toscana, ma è amatissimo anche nella Capitale. Esempio di calciatore tutto cuore e polmoni, non un fuoriclasse assoluto ma un campione vero e apprezzato ovunque, anche in patria, dove con la sua nazionale è arrivato fino alle semifinali degli Europei ‘84. Se in quella Danimarca il bomber Elkjaer era il cavallo pazzo e Laudrup il talento di classe cristallina, ecco che Berggreen era l’equilibratore di fascia. Uno stantuffo che nell’estate del 1982 il leggendario Presidente del Pisa, Romeo Anconetani, volle assolutamente nella sua squadra. Pagato 270 milioni di lire, Berggreen contribuì in modo decisivo, con le sue 8 reti, a salvare il Pisa, piazzatosi all’11° posto in classifica nell’anno del trionfo della Roma.

Berggreen e Anconetani, binomio vincente all’ombra della Torre

Il rapporto tra il cursore danese e il patron nerazzurro è costellato di aneddoti memorabili, sintomo di un calcio genuino che oggi fatichiamo a ritrovare. Ai microfoni di Pisanews, lo stesso Berggreen ha ricordato i primi impatti con la realtà toscana e le scaramanzie di Anconetani.
«Arrivai qui vestito alla danese. Avevo i pantaloni strappati, la maglietta un po’ particolare. Romeo mi rivestì da capo a piedi. Come dimenticare i ritiri a Montecatini: Romeo si travestiva da Babbo Natale. Ci comprava tutto, ci faceva i regali, ma poi li toglieva dai premi, era molto superstizioso. Un giorno a Pescia si ruppe un bicchiere mentre stavamo mangiando, la partita dopo vincemmo e Romeo ogni settimana voleva che si spaccasse un bicchiere a tavola prima della partita. Questa cosa durò 2-3 mesi poi finì perché iniziammo a perdere».

Quel gran rifiuto al Napoli per vestire il giallorosso

L’idillio con il Pisa attraversa anche momenti complessi. L’anno successivo alla salvezza, infatti, i toscani imbroccano una stagione negativa e retrocedono in Serie B, nonostante le 7 reti messe a segno dal biondo danese. Sordo ad altre proposte, Berggreen rimane all’ombra della Torre per altri due anni, centrando prima la promozione e poi subendo una nuova retrocessione. Nell’estate del 1986, dopo un totale di 124 presenze e 29 gol, la Roma se lo aggiudica per la considerevole cifra di 4 miliardi di lire. Un trasferimento memorabile, nato da un vero e proprio “strappo” alle volontà di Anconetani, che lo aveva già promesso al Napoli.
«Avevo già un accordo verbale con il tecnico giallorosso Eriksson, ma Romeo mi aveva già venduto al Napoli per 2.5 milioni. Andai nel suo ufficio e gli dissi che sarei andato alla Roma. Lui prima si arrabbiò, poi quando seppe che ci aveva guadagnato più del doppio mi abbracciò e mi baciò. Romeo era straordinario. Su di lui si potrebbe scrivere davvero un libro».
Niente maglia azzurra, dunque, e sbarco nella Capitale. Intervenuto a Centro Suono Sport, il centrocampista ha ripercorso quell’avventura romana, tra sogni di Scudetto sfumati e il rammarico per un addio prematuro dovuto ai regolamenti dell’epoca.
«Avremmo potuto vincere lo Scudetto, a metà stagione eravamo messi bene in classifica, poi ci sono stati dei problemi con Eriksson, ma la squadra era molto forte: giocavo con gente come Giannini, Boniek, Bruno Conti, Pruzzo, Nela. Il mio ruolo? Correvo, mi inserivo, ero un incursore, prendevo il pallone e poi lo cedevo a gente come Giannini, che faceva i miracoli. Giocavo un calcio abbastanza moderno, ero sostanzialmente una mezzala moderna, che correva avanti e indietro senza sosta. Avrei preferito giocare tanti anni nella Roma, vista la piazza e il pubblico fantastici, ma in quel periodo si potevano acquistare solo due stranieri. L’estate successiva arrivò Andrade e fui costretto a trasferirmi».

La seconda vita di Klaus, tra moda e spettacolo

Appese le scarpette al chiodo, Berggreen ha intrapreso una carriera dirigenziale come direttore sportivo del Lyngby, in patria. Nel 1992, tuttavia, il fallimento del club lo spinge a reinventarsi completamente, lasciando il mondo del pallone per dedicarsi all’imprenditoria. Il legame con l’Italia, però, è rimasto talmente profondo da influenzare persino la sua nuova attività.
«Volevo tornare in Italia con il mio import-export, perché l’Italia mi è rimasta nel cuore e quando posso torno ad incontrare i tanti amici che ho lasciato lì. Da quando ho lasciato il calcio, ho iniziato a lavorare nel settore della moda, da quasi 30 anni ormai. Abbigliamento per donna con un marchio che si chiama ‘PiRo’: il riferimento è a Pisa e Roma, due città che mi sono rimaste nel cuore».
Oggi Berggreen vive una terza giovinezza: in Danimarca è un apprezzato attore e showman, ma non dimentica il campo verde. Di tanto in tanto scende ancora in scarpini per partite di beneficenza con le vecchie glorie danesi, senza mai perdere l’occasione di salire su un volo per l’Italia e tornare a Pescia, a Villa delle Rose, dove il suo Pisa costruiva i successi di un’epoca d’oro.

La sfida di campionato tra Pisa e Napoli sarà inevitabilmente un concentrato di tensioni e obiettivi contemporanei, ma il ricordo di uomini come Klaus Berggreen ci restituisce la dimensione più romantica del nostro calcio. Un professionista esemplare che ha saputo unire le sponde del match odierno attraverso il filo rosso della sua incredibile carriera, dimostrando che il cuore, alla fine, conta sempre più dei miliardi.

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Vincenzo Letizia
Vincenzo Letizia, giornalista sportivo napoletano classe 1972, ha collaborato con numerose testate nazionali e locali, tra cui Il Golfo, Il Tempo, La Verità, Cronache di Napoli e Il Corriere di Caserta. Ha raccontato il calcio in radio e in TV, partecipando a trasmissioni come Campania Sport, Pane e Pallone, Area Azzurri e ideando format come PianetAzzurro TV. Dirige il portale sportivo pianetazzurro.it e coordina progetti editoriali dedicati all’informazione e al territorio. Accanto al lavoro giornalistico coltiva la scrittura creativa: ama il mare, la montagna, la natura e il punto esatto in cui sogno e nostalgia si trasformano in poesia.
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