Riavvolgere la pellicola, talvolta, aiuta a decifrare il presente. Giovanni Manna siede oggi su una scrivania che scotta, ostaggio di quell’ingombrante eredità fatta di ingaggi fuori quota e scommesse mai davvero sbocciate. Quando la bottega è piena di merce costosa e poco desiderata, il mestiere del venditore diventa un esercizio di pazienza acuta: piazzare gli esuberi non è più questione di fiuto, ma di contabilità.
E mentre i giorni scivolano via veloci verso l’inizio la seconda parte del ritiro, le crepe nella rosa restano lì, scoperte. Aurelio De Laurentiis sorride a metà: la fortuna del presidente si chiama Massimiliano Allegri, uomo d’azienda per vocazione, filosofo del “corto muso” poco incline ai capricci che furono di Antonio Conte. Max incassa, misura e tace, conscio che la coperta sia corta ma evitando di alzare la voce. Le sue idee, del resto, sono limpide; è la burocrazia del pallone a tagliargli le gambe.
Il vero nodo non sono i denari, ma gli slot. La rosa degli “over” è satura, intasata a tal punto da trasformare in casi spinosi persino le comparse o i rientri dai prestiti: da Lindstrom a Folorunsho, fino al giovane Obaretin. C’è un’affollata sala d’attesa dove tutti chiedono d’uscire, ma nessuno varca la porta. E intanto, tra un Lang e un Giovane in bilico, resta il macigno dell’attacco, con la resa dei conti tra Lucca e Lukaku rinviata solo per mancanza di acquirenti pronti all’affondo.
La burocrazia delle liste FIGC non fa sconti: senza uscite tra gli over 22, il Napoli può guardare soltanto al mercato degli Under 23 o puntare sui prodotti del vivaio.
Ecco perché l’unico spiffero d’entrata porta dritto a Favasuli del Catanzaro. Ventidue anni, la regia dell’agente Giuffredi a fare da ponte virtuoso con Manna: un’operazione incastrata tra la logica dei regolamenti e la parola data, perfetta per coprire le spalle a Di Lorenzo senza appesantire i registri.
Ma il vero allarme suona dietro. L’infermeria priva Allegri di Buongiorno – destinato a saltare una fetta cospicua del girone di Champions – e tiene Beukema a mezzo servizio fino a settembre avanzato. Olivera adattato è una pezza, non una soluzione. Il pallottoliere dice che servono due centrali e un centravanti. Piace Gatti, pupillo di Allegri la cui valutazione da 20 milioni frena gli entusiasmi, spingendo la diplomazia azzurra a ipotizzare incastri e suggestioni (compreso quel Milinkovic-Savic tanto caro ai progetti spallettiani).
Sullo sfondo, l’identikit del mercato futuribile porta invece a Lecce: Tiago Gabriel, classe 2004, gioiellino che Corvino ha già blindato rifiutando i venti milioni del Benfica. Per averlo ne servono venticinque. Tanti, forse troppi per chi deve prima svuotare la soffitta.
A Castel di Sangro, Allegri ritroverà i suoi pezzi pregiati sin dai primi giorni. Ma la sensazione è che il vero scudetto del Napoli, prima ancora che sul campo, si giocherà sui taccuini delle cessioni. Il tempo stringe e Manna non può più permettersi passi falsi.
La sensazione è che il pallone estivo racconti sempre la stessa favola: tutti cercano il colpo ad effetto, ma alla fine la differenza la fa chi sa far quadrare i conti senza perdere la bussola tattica. Sarà un agosto lunghissimo sotto l’ombra del Vesuvio.