Higuain-Palacio, la sfida degli attaccanti senza gol dalla Finale Mondiale

Si potrebbe temere una macumba. Uno di quei riti brasiliani con spilloni e bambolotti di pezza. Magia nera, insomma: la “quimbanda”. Paulo Roberto Cotechinho (al secolo Alvaro Vitali), in una commedia cult del 1983 veniva punto da una bella e arrabbiata, perché tradita, Carmen Russo. Era un “centravanti di sfondamento”, non fece più un gol. Diventò di patimento.
Il calcio si presta ai film e perciò ai sorrisi. E scherzare ci sta. Esoterismo da pallone. Rivalità oscura. La finale mondiale farebbe insospettire quelli che ci credono. Da quel 13 luglio, al Maracanà, contro la Germania, le porte sembra si siano rimpicciolite per tutti e due. Higuain e Palacio come Cotechinho: non hanno ancora segnato in campionato. Neanche su rigore. Pure quello si sono fatti parare. Il Pipita da Bardi del Chievo. El Trenza contro l’Atalanta. Forti, fortissimi e però c’è sempre qualcosa o qualcuno che li ferma. Un acciacco, la mano di un portiere, un palo, un difensore di traverso o una bandierina alzata. In finale, a Rio, quel giorno fecero la staffetta. Ma davvero. In ogni senso. Fuori Higuain e dentro Palacio. E alla fine stesso umore, pagella e bilancio. Entrambi sconfitti, delusi e colpevoli. Potevano entrare nella storia. Far gol, diventare campioni, far felice il proprio popolo e soprattutto far soffrire a casa loro i cugini brasiliani. Macché. Voti insufficienti, lacrime agli occhi e il rimpianto per quelle occasioni che chissà se riavranno in una partita così. Una maledizione mondiale. Una macumba. Higuain e Palacio irriconoscibili fin qui. E che pure restano i più temuti. Perché talenti. E allora rispetto e attenzione. Palacio s’è già raccomandato: «Gonzalo è il pericolo numero uno. Occhi aperti, può risolvere la partita in un attimo». Nessuna necessità di mettere ansia ai difensori, però quella “treccia” è uno scalpo che bisogna conquistare. Non si può lasciare libero un attimo. Due argentini contro. “Amici” nella Seleccion; “nemici” per storia. Questione di maglie. Evidente. Quella dell’Argentina se la giocano a ogni partita. Quella per cui fanno il tifo, se la tengono invece stretta. Sulla pelle. Palacio è del Boca, Higuain è un “aficionado” del River. Praticamente derby, avversari sempre, un clasico, contro come stasera per 90′ e più. Che è il recupero, certo. Ma pure tutto il resto che Inter-Napoli significa per la squadra e se stessi. Una sfida per uscire dalla crisi, inseguire la Champions e stare lassù tra le grandi. Come da obiettivo. Palacio e tutta l’Inter con e per Mazzarri. Per vincere e dare una svolta alla stagione. Higuain l’asso di Benitez. L’uomo in più comunque. Il “vero 9″ coi piedi di un 10. Assist, giocate e tre reti in Europa: poco non pochissimo. Ma c’è pure il campionato, e l’Inter ora, la smania di sbloccarsi e il ricordo di quella botta terrificante presa a Milano la stagione scorsa. Rischiò e temette di essersi fatto male davvero. Ebbe paura: altro che puntura di spillo. Storie passate che tornano, altre invece mai esistite prima e che perciò fanno strano. Higuain senza gol in campionato nelle prime sei partite non s’era mai visto. Neppure quand’era al Real. C’è da sfatare il tabù. Serve una magia. Azzurra, però. E niente nero…

Fonte: Corriere dello Sport

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