Questione San Paolo, è scontro Comune-De Laurentiis

A nemmeno 24 ore di distanza dallo scampato pericolo della sospensione, per il sindaco Luigi de Magistris si è materializzata la prima grana: il futuro dello stadio San Paolo. Doveva essere un incontro, è stato invece l’ennesimo scontro quello che si è consumato ieri intorno alle 15 a Palazzo San Giacomo tra il sindaco e il patron del Calcio Napoli Aurelio De Laurentiis. Il futuro dello stadio San Paolo – nella sostanza – divide, e per ora non c’è accordo su nulla: sui tempi di presentazione del progetto di riqualificazione dello stadio che tocca a De Laurentiis, come stabilito da uno dei primissimi provvedimenti varati dal governo Renzi. E, in seconda battuta, ma non per importanza, al presidente del Calcio Napoli è andata di traverso la decisione del Comune di fare due concerti – Vasco Rossi e Jovanotti – che si terranno al San Paolo al termine della stagione agonistica. Alla base dell’ira del patron è che non sarebbe stato consultato preventivamente. Piccata la risposta del Comune: finché lo stadio è nostro ci facciamo quello che vogliamo. Toni forti, dunque, trapelano indiscrezioni che raccontano di un faccia a faccia abbastanza agitato dove sarebbero volate parole grosse e i decibel saliti a livelli di guardia. Procediamo con ordine, ovvero dalla ristrutturazione del San Paolo che interessa centinaia di migliaia di napoletani. Come è noto, il progetto, il patron doveva presentarlo entro il 31 marzo, poi il termine è stato prorogato a fine maggio, ovvero al termine del campionato, dal Consiglio Comunale. La ristrutturazione dello stadio è materia che passa  per l’Assemblea cittadina. Ebbene, per De Laurentiis i tempi sono ancora troppo stretti. Per il patron vanno dilatati e di parecchio, gli servono altri mesi per mettere insieme il progetto stesso. Tuttavia, il vero nodo per De Laurentiis è trovare finanziatori. Chissà, forse i boatos intorno alla presunta vendita della Società, sono venuti fuori perché De Laurentiis sta proprio cercando soci per lo stadio. Tant’è, sulla dilatazione dei tempi c’è stato l’ultimatum di Palazzo San Giacomo. Questo il ragionamento: De Laurentiis deve portare entro la data stabilita uno studio, solo a quel punto si potrebbero eventualmente ipotizzare nuove proroghe. Per il sindaco dopo tre anni e mezzo di tentennamenti è ora che si vada nel concreto, atteso che una volta approvato il progetto ci vorranno almeno tre anni di lavori per avere un San Paolo a misura dei nostri tempi. Il format che Palazzo San Giacomo gradisce – e che non farebbe storcere troppo il naso al patron – è quello di Udine. Lì il Comune ha ceduto il diritto di superficie dello stadio all’Udinese calcio dopo aver interpellato l’Agenzia del Territorio e la Corte dei conti. Ne è venuta fuori una valutazione che però il club ha scomputato con la realizzazione dei lavori. Modello che nella legge di Stabilità è stato adottato dal Governo e ora è legge, con l’aggiunta di una semplificazione delle procedure. Cosa significa? Il pubblico ci mette le norme e il privato ci deve mettere i soldi. E se il patron non presentasse il progetto quali scenari aprirebbero? Il Calcio Napoli potrebbe migrare altrove e lasciare lo storico impianto di Fuorigrotta. Possibilità non remota, anzi. De Magistris- nel corso del programma radiofonico condotto da Valter De Maggio a Kiss Kiss Napoli- sull’argomento qualcosa ha detto: «Abbiamo approvato la convenzione ponte, ma quello che è importante è che nella delibera di Consiglio comunale c’è la data entro la quale, la fine del campionato, la Società ci deve far sapere che stadio vuole fare, portare una proposta, qualora il presidente abbia intenzione di rifare il San Paolo. Noi abbiamo messo la cornice giuridica e amministrativa e garantiamo alla Società il lungo utilizzo dello stadio, perché è giusto che chi fa un investimento abbia modo di rifarsi». Chiude de Magistris con un’altra battuta che non piacerà al patron: «Ci saranno altri eventi e altri concerti oltre quelli di Vasco e Jovannotti e posso assicurare che non impatteranno sul terreno di gioco».

Il Mattino

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