ROMA – Il maestro bacchetta l’allievo. Marcello Lippi interviene sulla questione relativa agli stage per la Nazionale voluti da Conte e non risparmia consigli al suo ex calciatore: “Non credo che uno stage sia così importante, sento di dare un piccolo suggerimento: il vero rapporto che bisogna stabilire è quello tra il ct e gli allenatori, con l’obiettivo di collaborare insieme con costanza. Secondo me il ct potrebbe fare un accordo con i colleghi dei club, soprattutto con quelli più impegnati su tanti fronti, e decidere di evitare di chiamare i giocatori più importanti per le amichevoli. Questi giocano sempre… Il problema dei calciatori non è che si stancano, ma che non possono allenarsi come dovrebbero”, ha spiegato l’attuale direttore tecnico del Guangzhou in un’intervista esclusiva a ”La Domenica Sportiva”, in onda domani sera su Rai2.
“TRA CONTE E LA JUVE INCOMPRENSIONE CHE SARA’ SUPERATA” – ”Antonio Conte è stato uno dei tanti leader che ho avuto alla Juventus – ha proseguito Lippi – I leader sono di varia natura. C’è il leader tecnico, come erano Zidane e Del Piero, e quello di personalità o silenzioso. Conte era un leader di esempio, era un trascinatore, agli allenamenti era sempre il primo ad arrivare con una voglia ed una determinazione soprattutto in campo”. Eppure, tra Conte e la Juve è nata una contrapposizione: ”Sono i grandi amori che a volte provocano queste situazioni, e non c’è dubbio che quello tra Conte e la Juventus sia stato un grande amore che è sfociato in una piccola incomprensione”.
La piccola incomprensione però va avanti. Conte non è mai andato a Vinovo, Marotta non concede i giocatori alla nazionale per lo stage: ”Secondo me è una piccola incomprensione che verrà superata. Se Conte è permaloso? Mai quanto me…”.
“QUESTA E’ GIA’ LA JUVE DI ALLEGRI” – Il 66enne tecnico viareggino, campione del Mondo con l’Italia nel 2006, non ha dubbi che quella attuale sia la Juve di Allegri: ”E’ chiaro che lo è. Ormai questa è la Juventus di Allegri. E’ la Juve dell’intelligenza, della saggezza, della genialità (anche perché i livornesi un po’ di genialita ce l’hanno), nata su una base fortissima della Juventus di Conte. Cinque, sei mesi sono sufficienti per dare un’impronta personale a un gruppo bene allenato. Qui si vede l’intelligenza di Allegri che ha saputo aspettare il momento giusto”. Recentemente Allegri ha detto che nel calcio si è persa la poesia: ”Si è persa la qualità. La poesia non la fanno i duri, i grintosi, ma i giocatori di qualità. Zidane era poesia e se arrivassero altri tre, quattro Zidane, potremmo dire che nel calcio c’è ancora la poesia”.
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Fonte: Repubblica
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