Salernitana, un futuro tutto da scrivere

SALERNO. Hanno difeso la serie B, hanno evitato il fuoco ardente chiudendo in gloria. Ecco perché l’altra notte, a fine partita, allenatore e dirigenti hanno scelto l’Heaven, cioè Paradiso, per cenare tutti insieme. Allo stesso tavolo, il tecnico Menichini, sua figlia Ilaria, lo staff, Avallone, Bianchi e poi il direttore sportivo Angelo Fabiani. Dopo il brindisi, quale sarà il futuro? «Quello mio, di Menichini e di tutti gli altri lo deciderà la proprietà», così Fabiani, in tarda mattinata, dopo la visita in sede.

Mentre Menichini, orfano di clausole ma forte di una promessa che gli fece Lotito circa la possibilità di restare a Salerno a salvezza raggiunta rinegoziando il contratto e fissando punti fermi in organico (Nalini, Odjer, Coda, Donnarumma, Bernardini, almeno uno tra Empereur e Tuia), ritornava a Ronciglione facendo tappa intermedia nella provincia Nord, a Pagani, per l’acquisto di un’autovettura nuova, il ds sornione si sfilava dal toto mercato e toto allenatore.

«Sono un dipendente, sono un dirigente, ho un altro anno di contratto, non credo che Lotito voglia mandarmi via, quindi spero di restare anche oltre il 30 giugno. I nomi li lasciamo fare agli altri: Inzaghino, Foggia, a chi volete non faccia piacere adesso lavorare per la Salernitana? Di Nalini e Odjer ha già detto il presidente, anzi i presidenti, azionisti al 50%». Cena riservata solo ai dirigenti, non ai calciatori. Retroscena: ne era stata fissata una riservata ad atleti e famiglie, al “Dolce Vita”, pare offerta da amici romani e sponsor. È stata annullata perché alla squadra è arrivata voce che sarebbe stato meglio soprassedere, per motivi di opportunità. La squadra si è poi ritrovata per una cena frugale riservata a pochi invitati al ristorante “Non ti pago”. Fabiani: «Alle ore 10.50 di mercoledì, sono piombato in ritiro a Paestum e a reti unificate, al cospetto anche della proprietà, ho detto che mi tornavano in mente le fotografie del Sant’Elia di Cagliari – i nostri calciatori a fine gara degnati neppure di uno sguardo dei colleghi, a dimostrazione che noi ci siamo sudati tutto e altri non so – e la seconda quando siamo saliti sull’aereo di ritorno dall’isola e i nostri tifosi giustamente ci hanno criticato. Quindi ho spiegato alla squadra che in caso di salvezza ci sarebbe stato poco da festeggiare. Un dirigente deve sapere interpretare il sentimento popolare. Siccome era palpabile il malcontento, non era opportuno andare sopra le righe in serata. Alla Salernitana è bastata e avanzata la vicinanza dei tifosi non solo nel playout di ritorno ma anche in altri momenti topici, anche a Lanciano dove agli altri tremavano le gambe e a noi ballavano, in senso positivo».

I fischi e il coro “Fabiani vattene”? «Premesso che il popolo è sovrano, a maggior ragione se paga il biglietto, accetto le critiche se non si va oltre il lecito. Contano i fatti, non i preconcetti: con Lombardi, prima la salvezza, poi vittoria del campionato come promesso, salvezza in B come promesso. La retrocessione non mi appartiene: non c’ero più. Con Lotito e Mezzaroma, playoff partendo da una condizione difficile, vittoria diretta del campionato come promesso e salvezza come promesso. Sono stato presente anche nei momenti difficili e l’immagine che porto nel cuore è la morte di mio fratello, quella sì più importante di un campo di calcio, con tutto il rispetto. Con Lombardi non volli andare via io, ma mi mandò via lui. Ero al mio posto, puntuale, come da contratto». È un avviso ai naviganti? «Ma quale avviso, lasciate perdere..». Poi la sorpresa. In pole position nei ringraziamenti c’è una new entry, anzi doppia. L’anno scorso, nell’intervista rilasciata al nostro giornale, disse che ci sarebbe stato bisogno di un allenatore diverso, capace di tutelare il gruppo senza denigrarlo all’apertura dei cancelli. Oggi, invece, «devo ringraziare tutto lo staff tecnico, cioè tutti e due gli allenatori, sia il primo che il secondo, poi Bianchi, poi tutti i giocatori che non hanno mai mollato».

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