LINO VAIRETTI (OSANNA) RACCONTA PINO DANIELE NEGLI ANNI 70, IL LORO INCONTRO E LE PRIME FOTO SCATTATE…

Pino Daniele è stato per me un grande innovatore. Ha utilizzato al meglio il concetto di contaminazione capendo per tempo che il mondo musucale stava cambiando e che le barriere culturali e razziali non avrebbero resistito a lungo. Ha messo insieme blues, fusion, world-music e canzone napoletana attingendo alle radici più profonde dei vari generi e riuscendo ad attualizzarne i linguaggi. Napoli non è stata mai così universale, così moderna, così vicina, come quando lui cantava e suonava la sua musica. Una voce sottile, di gola e anima, con una velata afonia che la rendeva unica. Voce di Napoli e di tutto il sud del mondo. Da ragazzo, mi sono emozionato con le sue canzoni, le ho ascoltate centinaia di volte, prima con il vinile o poi il cd. Poi da giornalista l’ho intervistato per varie testate. Un grande dolore non poter attendere il suo prossimo lavoro. A distanza di diversi anni dalla morte, resta una leggenda della musica italiana.

Sono di Lino Vairetti le prime foto di Pino Daniele. «Fu lui a chiedermele, e a venire a casa mia, assieme a Dorina e a Claudio Poggi, ai Camaldoli, dove posò con la mia chitarra 12 corde. Dopo la sua morte, ho ritrovato scatti inediti».

L’ex Osanna rivela: «Lo conobbi nel ’75 dopo un concerto e mi chiese anche di ascoltare alcuni provini inediti, che pure conservo gelosamente.

Le foto sono state esposte al Pan (Palazzo arti di Napoli) in via dei mille per la mostra Rock e al Golden Pot di Cardito, insieme alla chitarra che Pino usò per il suo primo servizio fotografico. 

Carlo Ferrajuolo

Lino Vairetti leader degli OSANNA scrive in esclusiva per pianeta azzurro e per i tifosi del Napoli un suo ricordo di Pino Daniele:

Nei primi anni 70 incontrai a Napoli Pino Daniele nel ristorante della piscina della Fiera d’Oltremare, al concerto del suo primo gruppo, i Batracomiomachia.

Nel gruppo, che faceva un jazz-rock molto brillante, c’erano nomi poi divenuti importanti, come Enzo Avitabile, Rino Zurzolo, Paolo Raffone, Rosario Jermano e Pino Daniele, che era chitarrista ma non cantante.

Il cantante era Enzo Ciervo, che aveva una grotta di tufo alla Sanità, presso… il cimitero delle Fontanelle, dove molti gruppi dell’avanguardia napoletana si sono formati o hanno provato: quella era la grotta della musica, un luogo magico.

Tre musicisti dei Batracomiomachia fecero poi parte di Città Frontale sul disco El Tor.

Subito dopo l’incontro alla Fiera dell’Oltremare Pino mi propose di ascoltare i suoi demo, così lo invitai a casa di mia madre, dove avevo installato uno dei pochi, se non l’unico, registratore multitraccia a Napoli.

Pino si presentò con la chitarra e con Rosario Jermano ed eseguì per me i suoi brani, in pratica tutto il primo disco era già stato composto, salvo Napul’è e il brano Terra Mia.

La mia reazione emotiva all’ascolto del materiale fu fortissima e ricordo di aver provato una tale emozione solo due altre volte nella vita: quando ascoltai per la prima volta i Genesis e quando Pietro Mennea stabilì il record del mondo dei 200 metri.

Preso dai brividi, chiamai anche mia madre ad ascoltare Pino.
Pino Daniele si insediò a casa mia ad affinare il suo materiale per sette mesi, registrando e confrontandosi con me.

Appena possibile invitai Pino e Rosario Jermano a fare da supporter agli Osanna: il duo piacque molto al pubblico e ricordo in particolare due serate con ovazioni, al Teatro Augusteo di Salerno e al Castello Baronale di Acerra.

In quel periodo avevo ottimi rapporti con la Fonit Cetra e proposi alla casa discografica di produrre il primo disco di Pino. Conservo ancora vari provini di Pino, compreso l’inedito A vecchia ca venne e castagne e molte foto, quasi tutte inedite.

Mentre ero in trattative con la Fonit Cetra Pino era determinatissimo e smanioso di avere un contratto, così decise di farsi produrre da Claudio Poggi, mio collaboratore, e di firmare un contratto con EMI, registrando poi Terra Mia nello Studio Quattro Uno di Claudio Mattone, a via Nomentana a Roma.

Nonostante questa scelta, i nostri rapporti restarono buoni, tanto che per i suoi primi 45 giri vennero usate due mie fotografie: per “Che calore” una foto di Pino nella mia terrazza, e per “Na tazzulella e cafè” una foto di Pino nel mio salone, mentre suona la mia chitarra a 12 corde degli Osanna.

Di recente (dicembre 2013) Pino mi ha invitato con gli Osanna, a Napul’è-Tutta n’ata Storia, il suo grande spettacolo, dove abbiamo eseguito insieme “Il mare”.

Carlo Ferrajuolo

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