Napoli, come Allan è diventato insostituibile

Sono stati i primi due assist della stagione di Allan, il cui contributo nella definizione e nella rifinitura della manovra è cresciuto in maniera esponenziale di recente. Nelle prime 14 partite di campionato aveva creato in tutto 5 occasioni, nelle successive 6 giornate ne ha create ben 15: nessuno nel Napoli ha fatto meglio in quest’ultimo periodo.

Arrivato a Napoli a distanza di pochi giorni dalla firma di Sarri con la fama di recuperatore di palloni, il migliore del campionato nell’ultima stagione all’Udinese, le caratteristiche migliori di Allan, la forza e l’aggressività, sono state subito individuate come il completamento ideale di un centrocampo molto tecnico, illuminato dal senso geometrico di Jorginho e dalla sconfinata sapienza di Hamsik.

Nella prima stagione a Napoli la titolarità di Allan non è stata quasi mai messa in discussione, l’arrivo di Zielinski nell’estate successiva ha invece ridotto le sue presenze, e la crescita del polacco nella parte centrale della scorsa stagione poteva lasciar intuire un ruolo sempre più marginale per il brasiliano. E invece Allan, al netto delle normali rotazioni decise da Sarri, è chiaramente la mezzala destra titolare del Napoli: alla fine del girone d’andata ha giocato 14 volte su 19 dal primo minuto, il doppio rispetto a Zielinski, che di recente è stato utilizzato come sostituto di Insigne a sinistra nel tridente offensivo.

Il rendimento di Allan si è impennato proprio quando il Napoli ne ha avuto più bisogno, dopo un periodo di scarsa brillantezza che aveva inaridito la manovra e fatto perdere il primo posto in classifica. L’infortunio di Ghoulam e la temporanea assenza di Insigne avevano costretto Sarri a riadattare i flussi di gioco della sua squadra, anche per rispondere alle strategie difensive avversarie (in particolare quelle di Juventus e Fiorentina), che in misura maggiore spingevano il Napoli a trascurare l’amata fascia sinistra per costruire l’azione sul lato destro.

Allan si è quindi assunto le responsabilità che spettano ai giocatori più creativi della rosa, un cambio di prospettiva notevole se si pensa che nel centrocampo del Napoli il suo contributo si è solitamente associato alle qualità senza palla: gli inserimenti e il recupero del pallone. Nella partita d’andata contro il Manchester City, iniziata dalla panchina come gli era già capitato al Santiago Bernabéu contro il Real Madrid negli ottavi della scorsa edizione della Champions League, il suo ingresso ha sensibilmente migliorato il pressing del Napoli sulla costruzione bassa della squadra di Guardiola, contribuendo a cambiare il contesto tattico della gara. Oltre ad alzare con la sua aggressività il livello del primo pressing, Allan è importante per le sue qualità nell’uno contro uno difensivo: nel Napoli nessuno ha completato più contrasti (52).

Anche in fase offensiva la peculiarità delle sue caratteristiche tecniche e fisiche gli ha consentito di ritagliarsi uno spazio sempre più importante in una squadra così organizzata e lontana dal suo stile. Allan è più bravo a portare la palla che a passarla, distribuisce il gioco in maniera piuttosto lineare ma ha forza, esplosività e un controllo sufficiente a rompere le linee avversarie in conduzione e a trovare soluzioni individuali anche nello stretto. Sorprende fino a un certo punto, quindi, vederlo in testa anche alla classifica dei dribbling riusciti (32) tra i giocatori del Napoli.

Il centrocampista brasiliano ha fornito un’alternativa preziosa quando la manovra è diventata meno brillante, e anche se le strategie difensive avversarie lo hanno costretto ad arricchire il suo gioco e a compiere scelte più complicate, non era affatto scontato che riuscisse a migliorarsi in modo così appariscente. Allan non si è semplicemente fatto carico delle difficoltà accettando di prendersi qualche iniziativa in più, ma ha mostrato soprattutto una creatività e una pulizia tecnica che non gli erano mai state riconosciute. Pur senza raggiungere la visione crepuscolare di Jorginho e Hamsik, le sue linee di passaggio sono diventate più sofisticate. L’esempio migliore arriva forse dalla partita contro la Fiorentina, quando ha aggirato Laurini con un filtrante trovando il sinistro in corsa di Zielinski, che non ha dovuto nemmeno aggiustarsi il pallone prima di calciarlo (male) verso la porta.

Fonte: SkySport

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