Sandulli: “Osimhen? Decisiva la verbalizzazione dell’arbitro, lo si può chiamare durante il processo”

A Radio Marte nel corso della trasmissione “Si gonfia la rete” di Raffaele Auriemma è intervenuto Piero Sandulli, ex giudice Corte sportiva d’Appello FIGC.

“Osimhen? Dipende tutto dalla verbalizzazione dell’arbitro. Se il gesto è apparso violento o scoordinato chiaramente questo passa attraverso la sensazione dell’arbitro, che trae da ciò che vede le sue sensazioni. Cosa può stabilire il giudice? Innanzitutto c’è una sentenza di primo grado del Giudice Sportivo e rispetto a quella ci saranno memorie presentate dalla difesa del Napoli. Se ci sono dubbi sulla verbalizzazione la Corte – come poteva già fare in primo grado il Giudice Sportivo – può chiedere all’arbitro una valutazione ulteriore chiamandolo telefonicamente durante il processo. L’arbitro ha una verbalizzazione che fa piena prova, per usare un termine tecnico. Tale verbalizzazione però può essere oggetto di verifica.
Non ho letto le carte e non conosco il caso concreto. Dal punto di vista giuridico il potere della corte è quello di chiedere all’arbitro un’ulteriore integrazione, il rappresentante dell’AIA può telefonare all’arbitro per chiedere chiarimenti. Caso Immobile-Vidal ha attinenza? Ogni caso fa storia a sé, l’impressione che l’arbitro trae determina poi la verbalizzazione. Inutile pensare ai casi analoghi, questa è giurisprudenza del caso singolo, un’applicazione del concetto di equità.
Chiaramente in questo giudizio non entra in merito la prova televisiva. Giustizia sportiva? Come tutte le giustizie umane è imperfettibile, si tratta di avere giusto coefficiente di collaborazioni tra giudici e legislatore per migliorare. Rispetto ad altre giustizie arriva in tempi brevi e utili e non è un vantaggio da poco.
Ora sono presidente della commissione di garanzia della Federnuoto, che ha i suoi problemi pur avendo ottimi risultati alle Olimpiadi e alle Paralimpiadi, mi felicito con la Federazione. La sentenza di Napoli-Juventus? Uno deve fare le cose di cui è convinto. Tutte le sentenze sono impugnabili e tutti i giudici possono avere pensieri diversi, quando si fanno le cose in buona fede non bisogna stare preoccupati. Eravamo convinti di quanto avevamo scritto”.

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