L’AVVERSARIO – Roma in crisi, dal ‘vinceremo lo scudetto’ ai problemi attuali d’identità

rudi-garcia-roma«Abbiamo paura e non abbiamo un capo». A volte bastano le parole di una voce importante dello spogliatoio della Roma, prossimo avversario del Napoli al San Paolo, per inquadrare il problema, una delle tante spine di questa rosa, designata da tutti come la prima favorita per lo Scudetto, che ha perso il suo profumo.

Una crisi d’identità, non solo tecnica. Esibizioni ad intermittenza, vittorie esaltanti ma compulsive (Fiorentina e Lazio), svariate prestazioni sotto anestetico. La paura è tanta ed è figlia delle indecorose imbarcate. Secondo i dirigenti ora i calciatori temerebbero la giocata: si lavano pilatescamente mani e piedi. Prima si aiutavano, ora preferiscono dire: «Sbrigatela tu». Il blocco mentale (collettivo) si aggiunge ad uno scollamento dell’intesa di gruppo. Fino a prova contraria, in campo non c’è un leader in grado di trascinare la squadra nei momenti di difficoltà: l’ultimo era stato Strootman, che da solo nascondeva i limiti palesi della panchina nel conferire carattere e struttura alla squadra in campo.

Roma che ha sì il miglior attacco del campionato ma se si eccettuano le vittorie contro Frosinone Lazio, i giallorossi hanno sempre subìto almeno un gol. Anche contro l’Atalanta la linea della difesa giallorossa sembrava un elettrocardiogramma. Di chi è la colpa? Dopo due anni e mezzo di gestione Garcia, si fa fatica a parlare di singoli: molto è dell’allenatore francese e dei suoi ‘tattici’, Bompard e Fichaux.

A luglio la dirigenza ha scelto di continuare con Garcia, limitandosi a “commissariarlo” attraverso una struttura guidata dal neo preparatore Norman. E anche adesso, di fronte agli scricchiolii di una possibile, imminente frana, evitano il cambio, forse perché non c’è una vera alternativa.

Campagne acquisti mirate alle plusvalenze, giocatori acquistati che non piacciono all’allenatore, rosa ridotta all’osso, non si contano più di 16 effettivi “graditi” al tecnico, ormai con la lingua di fuori, e minutaggi grotteschi garantiti a giovanissimi e malvisti. Fatali a metà stagione gli infortuni da gamba non più elastica o gli errori da stanchezza estrema (Digne con l’Atalanta). E Gervinho torna indispensabile (con lui 2,4 punti a partita, senza di lui 1 punto a partita). Non dovrebbe mai esserlo. Lui è un di più. Come Salah.

La Roma ha smesso di credere in se stessa quando Garcia annunciò, alla fine dello scorso anno: «Vinceremo lo scudetto». Avrebbero dovuto impedirglielo. Dopo Barcellona: «Prendere un gol o sei è uguale». Avrebbero dovuto impedirglielo.

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