L’ AVVERSARIO – Il Cagliari di Zeman: verticalizzazione immediata e attacco della profondità

Il Cagliari di Zeman, come d’altronde tutte le squadre allenate dal boemo, è un team capace di vincere contro chiunque ma anche viceversa: il suo gioco è molto offensivo ed è fatto di verticalizzazioni continue. Il Cagliari attacca nella maggior parte dei casi con anche 8 giocatori, poichè anche il terzino che gioca dalla parte opposta di dove si sviluppa l’azione deve seguirla invece che dare copertura in difesa.In questo modo diventa fondamentale essere coperti sugli esterni dove oltre all’ala e al terzino attacca anche l’interno di centrocampo, mossa che spesso mette in difficoltà le difese avversarie come per esempio quella dell’Inter a Milano affondata dalla tripletta di Ekdal.Questo tipo di gioco permette di andare in goal con facilità ma anche di lasciare grossi spazi alle squadre avversarie, che se riescono ad uscire in fase di palleggio dal pressing iniziale possono trovarsi davanti grosso spazio.
Il Napoli quindi dovrò essere preciso in fase di ripartenza, senza perdere palloni pericolosi nella propria tre quarti campo, perché Cossu e compagni sono molto bravi e lesti ad approfittarne.

4-3-3: Il principio base della filosofia di gioco del boemo è la supremazia territoriale e numerica in fase di possesso palla: la squadra si mantiene molto corta, con i terzini che spingono sulle fasce ed i centrali di difesa che salgono fino al centrocampo, creando una situazione di 2-5-3.
Questa disposizione obbliga gli avversari a schiacciarsi difensivamente per riuscire a contenere l’azione, abbassando il baricentro e rendendosi di conseguenza meno pericolosi. La finalità di ogni movimento offensivo è quella di guadagnare spazio: la dimensione che si cerca è la profondità, attraverso passaggi filtranti e tagli in verticale da parte dei centrocampisti ed i terzini. Al trio d’attacco è richiesto movimento per liberarsi dalla marcatura e ricevere le verticalizzazioni dei compagni.L’obiettivo nella fase di costruzione di gioco è quella di creazione, di “triangoli” tra i vari giocatori, affinchè il portatore di palla abbia sempre due possibilità diverse di passaggio.
Nella partita Cagliari-Genoa, dell’ultimo turno di campionato, il gol di Farias dopo 15 minuti è un grande classico del gioco di Zeman. Il Cagliari schierava la linea difensiva quasi a ridosso del centrocampo, i difensori hanno bloccato un’offensiva genoana e Rossettini si è ritrovato in possesso del pallone. A quel punto, Sau è arretrato per ricevere il pallone e creare spazio alle sue spalle e contemporaneamente l’esterno d’attacco Farias ha attaccato la profondità. Il difensore cagliaritano con una verticalizzazione immediata ha trovato lo scatto del brasiliano, che approfittando di un’incomprensione tra Marchese e Perin dribbla il portiere e segna a porta vuota. Cagliari in vantaggio, e Zeman spiegato in tre passaggi: accorciare gli spazi per riconquistare il pallone, verticalizzare subito il gioco, movimenti simultanei per attaccare la profondità.
Nel secondo tempo l’allenatore del Genoa, Gaseprini, ha inserito l’ala belga Lestienne al posto di Kucka e cambiato la disposizione in campo della sua squadra: un 4-2-3-1 con Pinilla punta centrale, che a volte si tramutava persino in 4-2-4: in questo modo, il Genoa ha aumentato l’ampiezza del proprio gioco puntando a duelli individuali sulle fasce, con Perotti spostato sulla sinistra e Lestienne sulla destra, classiche ali a piedi invertiti per cercare la porta. Questa mossa ha ottenuto subito i suoi frutti, ed è stato di nuovo il numero 10 argentino del Genoa a seminare il panico sulla fascia: saltando il suo avversario, entrando in area di rigore e servendo un’ottima palla dietro su cui Rossettini, ben posizionato, è intervenuto in modo goffo. Autogol e dunque pareggio. Sull’altra fascia, Lestienne ha messo spesso in difficoltà Avelar fino a farlo ammonire.
In sintesi, il Cagliari appare ancora una squadra un po’ sconnessa, in cui alcuni hanno già la capacità di muoversi secondo tempi e spazi precisi, mentre altri sembrano ancora non aver capito cosa fare, determinando così una scarsità di occasioni.

Giuseppe Di Marzo

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