Avversari troppo deboli o crisi davvero finita? Ma Rafael e Ghoulam danno i brividi

Il Napoli si guarda intorno perplesso. Il campionato sempre più modesto, escluse la Juventus e la Roma, lo invita a lottare per agganciare il terzo posto in serie A. L’Europa League invece lo libera dei rimorsi di Bilbao offrendogli subito il primo (sei punti) nell’ordinario girone I. Avversari troppo deboli o crisi finita?

Tutto vero, l’Europa League propone per ora scontri molto morbidi con il calcio dell’Est. Ma sono certi i segnali di ripresa se il Napoli, dopo lo Sparta di Praga, liquida a Bratislava anche lo Slovan. Giocando per un’ora in sette. Si fa presto a discutere Benitez per i suoi audaci turn over. Le idee sono corrette stavolta, imprevedibili però le reazioni di giocatori considerati affidabili. Il peggiore si rivela Ghoulam. Consente a Britos di spostarsi al centro, e di lottare con dignità alla sinistra di un sempre più convincente Koulibaly, ma è svagato nel sostituirlo. Ghoulam è una finestra lasciata aperta al lato sinistro dell’edificio: non entra nessuno, se ne accorge tardi lo Slovan, che preferisce occupare con un tocco 4-5-1 tutti gli spazi della sua metà campo, assetto massiccio e poco elastico. Ghoulam non è neanche propositivo sulla sinistra, accentuando su quel versante l’inerzia di Mertens, che rinnova la delusione tutte le volte che comincia da titolare. A destra, in parallelo, si batte nell’inedito ruolo di esterno alto De Guzman. Dà un modesto contributo al centrocampo, ben saldo con Inler più ordinato e consapevole delle sue responsabilità e David Lopez, ma il centrocampista metà canadese metà olandese si rivela ininfluente nella nuova zona, penalizzato da naturale imprecisione. Con i tre va segnalata la prova scadente del portiere Rafael: una respinta puerile quanto pericolosa ed un’altra timidissimauscita a vuoto contro il possente Milinkovic lo rimettono in discussione. Era questa la partita per provare Andujar. Se non vale l’attuale Rafael, perché fu acquistato? Giusto che accompagnasse in B il suo Catania, dopo aver molto collaborato alla retrocessione. Segnalati gli assenti-presenti di Bratislava, c’è un altro Napoli da raccontare. A tratti bello. Come chi torna a casa per riprendere qualcosa di importante che aveva dimenticato, Hamsik ritrova se stesso, la veloce linearità del gioco, i colpi essenziali che han fatto di lui negli anni scorsi il modello dei centrocampisti di inserimento. Il colpo di testa per il primo gol su lancio lungo e verticale ricorda i colpi di destrezza della pallanuoto, “l’America”, un tocco e via. Hamsik ha calibrato una serie di assist, l’ultimo per il cervellone di Higuain, entrato da un minuto ma già lucido e spietato per chiudere i conti. L’abbraccio tra i due è una delle scene per credere in un futuro migliore, l’intesa tra due giocatori di alta qualità che si cercano ed esaltano. Anche Callejon, entrato dopo, ha rasserenato il Napoli evitando quei finali sofferti. Ma Britos, Koulibaly e Maggio non chiedevano di meglio che l’esclusione di Ghoulam per sistemare la fase passiva. Il 23 ottobre a Berna con lo Young Boys il Napoli gioca per consolidare il primo posto del girone. Se il Torino è d’accordo, domenica sera il Napoli potrà archiviare la crisi.

Antonio Corbo per La Repubblica

 

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